martedì, febbraio 13, 2007

Norme finanziarie

Riflettevo questa mattina sulle nuove norme indicate dallo Stato, per irrigidire i controlli fiscali.
Come libero professionista riguardano anche me, che incasso in un anno poco meno di quel che dichiara in un anno un dentista. Sottolineo la differenza fra incasso e dichiarazione al fisco, perché mi appare evidente il divario col reale, nei dati pubblicati tempo fa secondo fonte Ansa, per esempio sul Corriere della Sera e su La Repubblica.

La notizia deve essere stata una sorpresa per il Ministero delle Finanze, che ad essere ingenui si definirebbe quindi come un ufficio d'incapaci, ma che ad essere accorti si può agevolmente definire come una congrega di persone capaci e motivate. Lascio poi a voi decidere quali siano le capacità e le motivazioni, che hanno lasciato le condizioni così, da sempre.

Ma adesso (tremate, tremate), con le nuove disposizioni finanziarie, verrà data una stretta all'evasione fiscale. Complici le nuove norme.
Già che ci sono citiamo qualche risvolto pratico delle rivoluzionarie norme contro l'evasione.
Un esempio è che i professionisti non potranno più accettare pagamenti in contanti: immagino che serva a tenere sotto controllo le transazioni in denaro, visto che dovranno essere tutte tracciabili.
Quello che non capisco nella norma è il come ciò dovrebbe avvenire. Il libero professionista, diciamo un medico specialista, perché mai dovrebbe smettere di farsi pagare in contanti e versare i soldi su un conto corrente bancario slegato dalla sua attività?
Vi aspettate davvero che sparisca la frase "sono centoventi Euro, facciamo cento se in contanti"?
Probabilmente non riesco a capirlo perché non mi occupo di economia, ma proprio non vedo a cosa serva questa norma. Sono rimasto infatti un po' perplesso, quando stamattina me l'ha ripetuta la commercialista che segue la mia amministrazione.
Inoltre si insiste sul fatto che si abbia un conto corrente bancario per l'attività professionale, slegato da quello personale. "Per controllare meglio i movimenti dell'attività". Ma davvero credono che gli evasori tengano nella stessa contabilità i soldi ricevuti legalmente e quelli che nasconderanno al fisco?

Ecco perché viene da chiedersi se i controlli tributari sono opera di un branco d'imbecilli, oppure se volutamente sono resi inefficaci.
Forse sono ingenuo anch'io, ma mi sovvengono tanti metodi efficaci, che evidentemente devono essere difficilissimi da impiegare.
Circolano tanti autoveicoli da cinquanta, ottanta e anche oltre centomila Euro di costo: non sarebbe facile controllare le attività dei proprietari?
Si stipulano contratti di vendita e assicurazioni d'immobili da parecchie centinaia di migliaia di Euro l'uno: non sarebbe opportuno controllare da dove provengono?
Si vedono ovunque segnali di ricchezza ostentata, eppure ci sono dietro delle categorie che dichiarano miseria: se si volessero davvero fare dei controlli seri non sarebbe difficile.
E invece no, mi ritrovo a dover produrre documentazione inutile per pura burocrazia. Ma magari potrei essere come zio Paperone. Vivo sì in miseria, pago a fatica il mutuo per la casa, tengo un'automobile vetusta, ho i conti correnti che sfiorano sempre il rosso, ma in realtà ho un deposito pieno di monete d'oro. E ci nuoto dentro.

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