domenica, luglio 30, 2006

Carità per i sofferenti

Con un commento del genere, dedicando i risultati al precedente Pontefice romano, il Ministro della Giustizia ha commentato l'approvazione dell'indulto.
O forse dovrei dire che era invero il commento del signor Clemente Mastella, già citato in un mio precedente intervento.

Com'era già previsto, già messo in atto, ci sono state larghe fasce sia di oppositori che di contrari.
L'opposizione di Governo ha sostenuto fin dall'inizio un curioso tema. Visto che nel Governo stesso ci sono forze favorevoli o contrarie al provvedimento, hanno citato una scarsa coesione dello stesso, con l'automatica incapacità di governare.
La parte curiosa era nel fatto che neppure l'opposizione stessa era coesa, le posizioni di tutti i movimenti e personaggi ad essa appartenenti, erano completamente in disaccordo. In sostanza, non era difficile interpretare il tema come "loro non sono capaci di governare, e noi non lo saremmo altrettanto". Un bizzarro autogol, ma nel paese del calcio si sa, non contano i fatti, quanto i fattarelli.

Il signor Marco Travaglio, che da tempo denunciava degli accomodamenti politici sul caso, ha ricordato che ora saranno liberi tutti i piccoli e grandi truffatori e corruttori, dalla signora Vanna Marchi e figlia, al signor Cesare Previti, continuando per una lunga sequela di furbetti (come li ha definiti un'operazione d'indagine, con un nome in codice, e come li ha presto adottati la stampa).
Il signor Adriano Sofri, che in carcere ci vive, ha subito replicato dalle pagine di un altro quotidiano che il Travaglio è cieco ai problemi carcerari, ma sensibile a quelli d'immagine: la sua, che ha nuovamente guadagnato notorietà.
Alquanto bizzarro anche questo secondo scambio di accuse, visto che le due persone parlavano di fatti diversi. Il Travaglio (fosse anche per sete di fama o denaro) ha parlato dell'impunità dei ricchi, il Sofri di sofferenze giudiziarie dei poveri.
Sarebbe curioso sapere se il signor Sofri, che scriveva il suo articolo per un giornale di sinistra, ci vuol far sapere che il servilismo verso i ricchi corruttori è la nuova corrente di sinistra. Oppure se sarebbe bastato rivedere la norma, prima della sua approvazione, per evitare aberrazioni che non distinguono i ladri da galline da quelli di capitali finanziari. Ma forse il signor Sofri ci voleva solo dire che sbagliamo, a pensare priviliegiati i grandi corruttori, come il signor Previti e il signor Ricucci. Voleva farci sapere che anche loro, per pochi giorni di carcere, hanno in realtà diviso la cella con nordafricani e rumeni. E chi non gli crederebbe?

Cosa succederà adesso? Niente di particolare.
Detto meglio, niente d'imprevedibile. Già oggi leggo di una lettera al Ministro di Giustizia, di una madre preoccupata perché l'indulto libererà il figlio violento e tossicodipendente. Prevedibile.
Appena liberati un po' dei carcerati, qualcuno tornerà a delinquere e sarà preso in breve tempo, è statistico. Qualcuno compirà qualche delitto efferato, magari tornerà ad uccidere (anche gli omicidi volontari possono vedersi alleggerita la pena), così i giornali titoleranno a grandi lettere che era stato liberato in anticipo, grazie alla norma sull'indulto.
Ci sarà un po' di maretta, accuse che voleranno, politici dietro a qualche no comment. L'opinione pubblica (che rappresenta quella massa di caproni belanti che seguono chi li pasce) insorgerà, come se l'effetto dell'oppio fosse terminato. Poi tutto tornerà alla normalità. Per essere italiani non ci serve neppure l'oppio, che è tornato a crescere rigoglioso e redditizio in Afghanistan.

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