lunedì, luglio 24, 2006

Terrore della diversità

Mi viene da pensare che sia nella socialità umana, dove si creano i primi terrori delle diversità.
La creazione del gruppo, della società (intesa come singolo nucleo), impone che si mettano in comune delle caratteristiche. Chi non ha quelle caratteristiche diventa istantaneamente esterno al gruppo.
Esterno, in quel caso, implica diverso. Ed essere diverso dal gruppo può generare il terrore che si attenti all'integrità del gruppo stesso.

Il gruppo citato sopra, aldilà di quello tribale di origine, ha assunto nel tempo un polimorfismo ragguardevole. Anzitutto i suoi confini sono variabili, anche perché un gruppo può contenere altri gruppi più piccoli, per non parlare delle intersezioni -- se ricordate un minimo della teoria degli insiemi, imparata nella scuola elementare.

I gruppi, sono come aspetto più esteriore, le classificazioni che diamo ogni giorno, spesso costruite con asserzione di appartenenza e di non appartenenza, ad esempio italiani e non-italiani.
Un altro metodo è la creazione di gruppi per i quali l'appartenenza è "facilmente" esclusiva, come donne e uomini, bianchi e neri, e così via.
L'evoluzione, i tempi che comunque cambiavano, hanno poi spesso dimostrato che tanti di questi gruppi non erano così rigidi, come ce l'immaginavamo. Con i nuovi terrori sull'integrità e la stabilità di questi gruppi -- e quando se ne fa parte può diventare un vero terrore.
Si è creato da sempre un sospetto quindi, versi gli individui a cavallo di due o più gruppi, fra quelli che si è sempre cercato di consolidare. L'omosessualità o la bisessualità, la colorazione della pelle che non ci sembra decisa, forniscono un esempio pratico ed evidente.
Ma ci sono anche tante altre situazioni meno comuni. Ricordo ad esempio un caso, di una persona di origini nobili, che mi raccontava del suo disappunto nei confronti della ricca borghesia, perché in fondo non erano del tutto plebei, ma ostentavano anche modi falsamente aristocratici: una pericolosa mistura, a suo parere.
Le preoccupazioni sulla diversità sono ovviamente legate anche alla cultura di base, in paesi diversi possono essere valutati dei criteri di separazione diversi.

Lo stimolo a questa riflessione mi è venuto dalla recensione in breve di un libro, di una neuropsichiatra che affronta la diversità del cervello femminile rispetto a quello maschile.
La separazione dei gruppi uomini/donne è un argomento particolarmente scottante dal secolo scorso. Se da un lato la separazione dei gruppi era assodata in passato, con ruoli ben definiti, c'è stato un tentativo costante di riunificazione sotto la giusta pressione delle pari opportunità. Come non bastasse è nato il sentimento per una nuova divisione dei gruppi, ma con regole diverse, nel periodo della rivoluzione sessuale e l'affermazione del femminismo.
Così adesso le regole sono due: la prima è che tutti debbano essere uguali, anche in ciò che li diversifica. La seconda è che ciò che ci diversifica non è quello che potete pensare, ma una cosa del tutto diversa. Per estensione, la seconda regola ha un corollario, per cui se proprio lo volete sapere, l'altro sesso è diverso dal vostro perché migliore.
Non ha poi importanza se siete di sesso maschile o femminile: le due regole sopra sono costruite in modo che siano sempre applicabili.

La signora Louann Brizendine, autrice del libro suddetto, ha molte idee sulle diversità. Idee legate a fenomeni fisiologici, che immagino sia difficile controbattere.
Forse proprio perché difficili da argomentare, generano una nuova inquietudine.
Insomma, hanno impiegato decine d'anni per rendere tutti uguali, e lei arriva a dirci che non lo siamo. Com'è fortunatamente vero.
E' una fortuna non esserlo infatti, visto davvero come un fenomeno positivo, di arricchimento.
Il guaio, è per certe culture rigide, lente nei cambiamenti, come quella americana, a cui la signora Brizendine appartiene. Non che ce ne siano molte di flessibili (non me ne sovviene alcuna degna di nota), ma ci sono eccessi facili da riconoscere.

Il polverone che ha sollevato vale per due visioni differenti dei gruppi maschili/femminili. Quelli che vedono l'altro gruppo come inferiore, e nel caso specifico le donne come inferiori, trovano di che arrabbiarsi di fronte a un libro che narra di ricchezza nelle diversità al femminile. Quelle che avevano cercato in ogni modo di uniformarsi, di apparire più uguali possibili agli uomini, si vedono nuovamente dipinte come diverse.
Sono convinto che ben pochi siano convinti come me che la cosa sia da prendersi come semplice fatto scientifico. Se la ricerca è ben fatta, con il giusto metodo, conferma che oltre alla conformazione fisica esteriore diversa, o comunque quella più facilmente visibile, abbiamo anche diversità neurologiche. Bene: è anche utilissimo da sapersi per risolvere i problemi di salute. E dov'è il problema?

Il problema è ben altro. E' il solito problema di discriminazione nelle attitudini.
Vogliamo, esigiamo, una regola che ci dica chiaramente chi può fare cosa. Sentiamo questa necessità di creare caste, doveri, limitazioni, che garantiscano dei gruppi forti. Se fiutiamo la minima differenza vince il terrore: fuori dal gruppo chi non vi appartiene.
Vorrei inoltre sottolineare che questa mentalità del gruppo, come protezione, non è esclusivamente negativa, come allo stesso tempo non è esclusiva di una sola tipologia di gruppi.
Si creano allo stesso modo anche i gruppi degli esclusi, che finiscono per ripetersi nel comportamento dei gruppi che li hanno esclusi. Gli esempi sono nei gruppi di persone di colore, escluse dai gruppi dei bianchi, che hanno quindi creato insiemi in cui non sono accettati i bianchi, esattamente come capitava a loro. Oppure nelle rivolte al maschilismo, con la creazione di un femminismo equivalente.

Il problema reale, come me lo figuro io, è l'accettazione della diversità e la sua libertà.
Questo non si risolve con un'associazione d'individui del gruppo X contro quelli Y e Z che vogliono privarli della libertà di esistere. Questo è uno di quei casi in cui tutti devono essere consapevoli della libertà di esistere, di questo gruppo X. La libertà deve essere concessa anche a chi è diverso da noi. E questo, con tutta la nostra buona volontà, nonostante tutte le nostre buone qualità, non sappiamo ancora farlo.

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