Un paio di giorni fa leggevo su un quotidiano, nella sezione finanziaria, dei controlli fatti dal Ministero delle Finanze sugli introiti fiscali.
Che sia stato un eccesso di zelo, o un bisogno disperato di recuperare denaro, il risultato è stato esemplare. Solo gl'ingenui possono pensare che il debito statale sia irrisorio o facilmente azzerabile, ma serve sicuramente un'estrema pervicacia per raggiungere simili risultati nei controlli.
Su oltre trentottomila (38000) controlli delle tasse pagate dalle aziende, principalmente in un paio di province (se non ricordo male Treviso e Vicenza), è risultata un'evasione fiscale del novantasei virgola tre per cento (96,3%).
Che sia l'evasione fiscale, il vero business del ricco nord-est industrializzato?
Immagino che il dato vada visto in maniera più oggettiva. Non come legato al nord-est del Paese, ma alla sua interezza.
Vedo più probabili dei numeri simili in tutta Italia, indipendenti dalla posizione geografica. Credo che però non si ripeteranno più nei controlli: sarebbe davvero troppo se tutti finissero per pagare le tasse sul serio. Chi eleggerebbe mai più un Governo del genere in Italia?
Le cifre le sapevamo da sempre, fingevamo beatamente che non fossero vere, ma da lì a denunciarle il passo era veramente sproporzionato, per l'italiano medio.
Se la percentuale media di denaro recuperato, da queste truffe verso l'erario, è solitamente dell'uno per cento (1%), perché mai avventurarsi in simili controlli a tappeto?
Evidentemente c'è la speranza di ottenere di più. Anche se è evidente: con un'evasione fiscale così ampia, radicata, rimane insperabile controllare singolarmente le migliaia d'imprenditori truffaldini in ogni regione.
E' un po' la regola degli assalti al castello: maggiore è la quantità degli assaltatori, minore è la probabilità di finire sotto la pece bollente, che tanto colpirà soprattutto i primi.
Qualcuno verrà preso, messo in croce davanti ai mass media, negherà l'evidenza, pagherà. Ma saranno pochi, pochissimi. Giusto quelli che sono rimasti senza un appoggio politico.
C'è da immaginare poi che i controlli siano finiti male per i cosiddetti studi di settore, che cercano d'immaginare quanto guadagnerebbe in media un elettricista o un idraulico. Immaginate quanto siano affidabili, in settori dove l'evasione è tangibile fin quasi al cento per cento. Oppure nei settori ormai di fiducia degli investitori finanziari, come quello immobiliare.
Da parte mia sono già alcuni anni che ricevo comunicazioni dal Ministero delle Finanze, ogni volta per segnalarmi che la mia denuncia IRPEF è "del tutto in regola". Visto che a me sembra naturale, normale, il dubbio è che io sia (come percepisco) nella posizione più disgraziata della mia categoria economica: guadagno esattamente quanto dichiarato da chi evade le tasse.
Il mio pensiero torna al mito del nord-est industrializzato, ricco e lavoratore. Ho lavorato anche parecchie volte per aziende della zona, ricche di personale altamente qualificato, che lavora più ore di un muratore, ma che viene pagato di meno. Lo spazio delle ferie impiegato per il lavoro, all'americana, magari senza essere retribuito.
Quei soldi, al netto delle tasse, devono rendere veramente bene, comunque li si investa. Soprattutto se le tasse non si pagano.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento