Leggendo le cronache dei giornali, viene di rubare una frase di Marcello Marchesi: l'Italia è un paese dove le ingiustizie sono mitigate dai privilegi.
Dopo le proteste sulle liberalizzazioni da parte dei tassisti, ora tocca infatti ai farmacisti.
Leggendo dei weblog qua e là, infarciti di inni alla riforma e d'imprecazioni, mi ha colpito un'osservazione che avevo fatto pur io, sebbene non verbalmente ad alcuno. Il fatto che le liberalizzazioni siano solitamente viste come una spinta della borghesia, nel desiderio di rimuovere dal controllo statale certe fette di mercato.
In poche parole, scegliere di liberalizzare i mercati è immaginata come una tendenza capitalistica. Come mai non sono state promosse dal precedente Governo di centro-destra, ma da uno di centro-sinistra?
Non doveva essere il precedente esecutivo a denunciare che troppo statalismo rischiava di far rima con stalinismo?
Ovviamente la risposta c'è, ed è politica, ma non della politica che si fissa sulle posizioni di destra o di sinistra. Quando ci sono interessi economici in gioco, grossi interessi, non ci si formalizza su queste divisioni, create ad arte per il popolo. In fondo il sapere dove stanno la destra e la sinistra ci è di conforto per sapere da che parte preferiamo portare l'orologio, ma su cose più grosse la situazione si complica.
I farmacisti ci dicono che vogliono un riconoscimento alla loro professionalità. Benissimo, che ci sia quindi il riconoscimento: chi vorrà sentirsi in un ambiente professionale, nella scelta di un farmaco, continuerà ad andare in farmacia, anziché al supermercato.
Prevedono che le grandi compagnie del farmaco faranno affari d'oro, svendendo i prodotti, alle loro spalle. Ma il grosso business del farmaco sta veramente nell'aspirina? I milioni di pillole a basso costo sono davvero la fonte del loro reddito?
Se la risposta è sì, evidentemente il loro lavoro sembra essere quello di un bravo commerciante, non di una figura medica professionale.
Eppure mi viene facile credere che ci sia anche un notevole guadagno nei farmaci su prescrizione medica, dove anche per una banale faringite si scopre che c'è un prodotto miracoloso. Prescritto dal medico di famiglia, per buona parte magari pagato dal Servizio Sanitario Nazionale. Un prodotto, che anche nel caso di qualche antibiotico, può avere un costo di 40-50 Euro o più. E questi farmaci non finiranno certo nei supermercati.
Quello che poi non ci dicono è molto più subdolo. Come il rischio di perdere la discendendenza ereditaria che regola il passaggio dell'attività. Un po' come nascere figli di re, con il trono assicurato: allo stesso modo vale la legge per le farmacie. I figli infatti non necessitano di laurea, per tenere aperto l'esercizio.
Nel frattempo, forte del suo potere, l'orda dei barbari tassisti brucia tutte le tappe.
Ormai sanno di poter esercitare prepotenza ed arroganza ovunque, nessuno li ferma, neppure se prendono a pugni un passante che strappa i loro manifesti di minacce, mandandolo all'ospedale.
Le avanguardie per un nuovo fascismo ci sono tutte. Abbiamo le squadracce dei tassisti, l'economia dei farmacisti, e presto immagino anche la manipolazione di avvocati e notai, il cerchio si chiude. Ecco dipinta l'Italia a partire da chi la comanda veramente, dalle persone che hanno il vero peso sui politici.
E dire che fino a poco tempo fa vi avevano raccontato che sarebbero state le barbarie degli avversari alla globalizzazione a comandare il Paese.
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