Non è difficile capire cosa si celi dietro la semplificazione dell'affrancatura postale, con l'introduzione della sola posta prioritaria.
Ovviamente è semplificato il meccanismo di gestione della posta, unificandolo. Ed appare altrettanto ovvio che quei venti centesimi in più, per una lettera, siano un'abile mascheratura per aumentare il costo del servizio.
Del resto ci si potrebbe felicitare di avere comunque solo il servizio più efficiente: oppure no?
Fino ad alcuni mesi fa ricevevo posta regolare, con degli avvisi di scadenze, che mi arrivavano da un vicino capoluogo di provincia. Visto che il mio studio si trova in una zona commercialmente e industrialmente attiva, si può pensare che comunque il tragitto fosse rapido, in quegli otto o nove chilometri, fra me e chi mi spediva le lettere (direttamente dall'ufficio postale centrale della provincia).
Il tempo di percorrenza medio si attestava sui sette giorni. Sì, poco più di un chilometro al giorno, meno di quanto sia necessario per una passeggiata salutare.
Registravo solitamente tempi dimezzati per la corrispondenza con altre nazioni europee, rispetto a quella che arrivava da soli otto chilometri.
Tanto che ad un certo punto ho segnalato l'inutilità delle lettere, a chi mi spediva gli avvisi di scadenze: mi arrivavano regolarmente quando la scadenza era trascorsa.
L'esordio della posta prioritaria fu accompagnato dal solito sensazionalismo della novità.
Era possibile ricevere posta in una sola giornata, in un'altissima percentuale di casi, o così dicevano. Sperimentai subito il servizio con chi intrattenevo corrispondenza privata, ottenendo risultati mediocri, ma abbastanza vicini alle affermazioni pubblicitarie.
Per la posta professionale mi avvalgo talvolta anche del servizio di posta celere, vista la necessità di avere più garanzie sul tempo rapido e sulla tracciabilità.
Anche in questo caso però la "soddisfazione del servizio" trovo che sia modesta. L'ufficio postale che ho più vicino mi richiede di consegnar loro i plichi di posta celere entro la mattinata, nonostante il loro orario di apertura sia fino a sera. Per cui alle 24 ore di transito si aggiunge una giornata intera. Se mi azzardo a passare dopo l'una del pomeriggio sono capaci di non accettare la spedizione chiedendomi, molto infastiditi, di ripassare la mattina dopo. In fondo sono io, a far loro una cortesia, si sa.
Il tempo, degli utenti dei servizi postali, è decisamente fuori da qualsiasi priorità.
Anni fa, molti uffici postali cominciarono a realizzare gli impianti per la numerazione di priorità allo sportello, con segnalazione luminosa del numero servito. Qualche ufficio era riuscito anche a completare l'opera: prima dello stop ricevuto dalla direzione centrale.
In un'intervista televisiva, al cui ascolto rimasi assai perplesso, uno dei responsabili della riorganizzazione degli uffici postali disse "E' molto meglio secondo la filosofia che abbiamo impostato non aspettare che aspettare bene".
Devo dire che nell'ufficio postale dove mi reco più spesso, la coda informe che esce fino fuori dalla porta principale, genera molti dubbi. Senza contare i frequenti alterchi, che qualche volta sono addirittura degenerati in vere risse, sedate con l'espulsione forzata dei litiganti.
E' del resto vero che di concorrenza non ne hanno, per cui la qualità del servizio può restare mediocre: fino a che non diventa davvero insopportabile. Del resto si sa come vanno le cose fatte all'italiana, abbiamo acquisito il torpore necessario a subirle.
Finché non ci sono obblighi diversi, la priorità è fare cassa.
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