La tristezza del pessimista non è in ciò che teme (e pronostica) possa accadere, ma nello scoprire di aver indovinato.
Poco tempo fa esprimevo un concetto di tendenza al centralismo, come punto di presunta stabilità, a cui molti tendono. E che in effetti sembra aver fatto il suo gioco anche in queste ultime elezioni politiche -- seppure in questo momento io non abbia ancora in mano i dati definitivi.
L'immagine interessante è che alla metà della popolazione l'Italia va bene così com'è -- nonostante tutti gli avvenimenti a livello economico, oltre a quelli politici internazionali, degli ultimi anni.
Come dire, "non muoviamoci da questa posizione, buona o cattiva che sia, rimane la migliore".
La dimostrazione, come al solito, è che la media non rappresenta la virtù. Il centro tanto desiderato è come l'uovo da mettere in equilibrio su una delle sue convessità maggiori. Solo che Cristoforo Colombo è morto da un pezzo, per cui è meglio prepararsi all'ennesima frittata. Dove l'uovo lega gli avanzi, certo.
Avrei trovato più decorosa qualsiasi scelta avesse portato gl'Italiani verso una direzione o l'altra, allontanandosi dal centralismo, dalla paura degli estremi.
Non vanno sottovalutate poi le alleanze, quelle che hanno portato le figure politiche da un lato o dall'altro dello schieramento. Il sottile squilibrio è in fondo anche una scelta di partner, il saperseli rendere alleati. Creare insomma una coalizione da cinquanta percento.
Probabilmente questo ha anche portato alcuni elettori a scartare da un lato o dall'altro, rimanendo indecisi anche oggi, con questi risultati.
Insomma: se chiedete un'indicazione stradale, davanti ad un bivio, vi risponderanno probabilmente 'destra' o 'sinistra', difficile che qualcuno dica di restare fermi al centro, aspettando che la vostra destinazione vi raggiunga. L'Italia invece risponde così.
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