Fare un trasloco non inizia col primo mobile di casa a cui si cambia collocazione, e non termina con l'ultimo. C'è anche tutta una serie di attività collegate, come quelle burocratiche, giù fino all'aggiornare il servizio di igiene urbana, ovvero lo smaltimento rifiuti.Nella municipalità adiacente a quella in cui ci siamo trasferiti è in funzione da molti anni un termovalorizzatore. Se vogliamo essere precisi, un contestatissimo termovalorizzatore, così come questi lo sono un po' ovunque, di recente.
I più accaniti contestatori sembrano essere gli abitanti limitrofi all'impianto: viene da pensare che possa essere naturale, per chi s'è trovata d'improvviso questa imponente struttura a un chilometro da casa. Certo, se si volesse essere un po' più precisi, bisognerebbe rammentare che le case le hanno costruite almeno una decina d'anni dopo che l'impianto era a pieno regime, magari lucrando sul terreno a basso costo. Sottigliezze.
La richiesta dei comitati negazionisti è la raccolta porta a porta, senza però specificare dove portare infine quel che si raccoglie: semplicemente non qui. Portano nomi utopici, se non parossistici, del tipo "comitato rifiuti zero". Evidentemente non hanno ben chiaro che ogni individuo produce rifiuti, scorie, materiale di scarto, fin anche al suo estremo interramento (o falò).
La zona precisa del mio trasferimento, per qualche ragione urbanistica, è la prima del circondario ad avere un sistema di raccolta più differenziato della media.
Anziché avere la differenziazione minima (carta, vetro, plastica, generico) abbiamo infatti anche un contenitore per i rifiuti organici, che immagino siano sfruttati come biomassa.
Tutto questo regolato da una chiave elettronica (chiamatela smart tag, RFID, o come volete). Che però funziona solo per gettare la parte organica e quella indifferenziata: carta e vetro/plastica sono d'uso libero.
La meraviglia della chiave elettronica è che promette anche tariffe personalizzate, pesando la quantità di rifiuti scaricati. Più o meno.
La gentile signorina del consorzio di gestione mi lascia tutti i depliant illustrativi. Perfino un pacco da una cinquantina di sacchetti di carta, in cui inserire i rifiuti organici e uno stand su cui tenerli in piedi. Dopo la breve spiegazione, la interrompo per un altro motivo: ho già visto l'impianto, ho visto come si usa, e ho un'annotazione da fare.
"La bocca d'entrata del contenitore per la carta è piccola, come dovrei fare per gettare una scatola di cartone, farla a striscioline?"
Mi spiega che è solo per la carta pulita: riviste, quotidiani. Non solo non comprendo quanto possa essere più sporca una scatola di cartone generica, ma non sa dirmi dove dovrei buttarla. Non hanno previsto un contenitore per nessun tipo di rifiuto più grande di una quarantina di centimetri.
Questa mattina, carico sull'auto le scatole vuote dei miei mobili economici, e faccio il giro dell'isolato, giusto cinquecento metri. Scarico il cartone in un cassonetto qualsiasi per la carta, dove non esistono chiavi elettroniche intelligenti, ma con modesta stupidità si riescono ancora a riciclare dei rifiuti.

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