Leggendo il solito quotidiano in forma cartacea, nella rubrica dedicata alle lettere dei lettori, mi è saltato all'occhio un piccolo articolo.Uno studente di liceo citava come il microcosmo giovanile, a partire dalla sua stessa scuola, sia così diverso da quello raccontato nei giornali e nei notiziari. Come siano più indistinte e nebulose le posizioni politiche dei giovani, che avocano posizioni con nomi di ideologie che ormai non conoscono più, come quelle comuniste o fasciste.
Ho trovato interessante la sua conclusione ad effetto, in cui si mette nettamente dal lato di chi è giovane oggi, rammentando che mentre il presente è di qualcun altro, il futuro non lo sarà: "oggi il presente è vostro, domani no".
A livello logico non fa una piega, considerando il domani come un futuro generico. E' ovvio che chi controlla oggi politica, informazione, economia, non lo farà nello stesso modo fra venti, cinquanta o cento anni.
Da un certo punto di vista è un sollievo saperlo, perché significa ricambio generazionale. Se da un lato la maggior parte di noi è terrorizzata all'idea di morire, dall'altro dovrebbe essere felice che ciò accada, perché la vita è cambiamento. Dopo la nostra vita ce ne saranno altre, così com'è già stato in passato. Riguardando la storia ad oggi si può anche dire che il ciclo di vita e morte, di miliardi di individui, ha portato un miglioramento per le generazioni successive.
Miglioramenti nello stile e nella qualità di vita, che certo non sono valsi in modo universale, che non hanno neppure migliorato in modo sicuro il pianeta (vedi gli eventi climatici). Quel che è certo è che per ogni epoca, se questa fosse rimasta inalterata, senza nuove nascite e morti, sarebbe stato disastroso.
Quello che il giovane studioso della cultura non ci dice esplicitamente è insito nell'osservazione stessa che ci pone.
Se oggi c'è qualcuno che dice proprio il presente, domani chi lo farà?
Il modo in cui pone la frase è anche sintomo della sua incertezza, del timore di vedere il futuro: infatti non scrive "oggi il presente è vostro, domani sarà nostro". Forse preoccupato di risultare arrogante, presuntuoso, finanche inopportuno.
In verità, sotto la mia lente, vedo solo il completamento del messaggio. Ci dice: abbiamo un senso civico diverso, non ci comprendete, saremo presenti nel futuro, ma non sappiamo come.
E in questo ha pienamente ragione.
La diseducazione culturale, iniziata già molti anni fa, sta progredendo a grandi passi.
Nel momento in cui dovesse superare il progresso culturale, sociale ed emotivo, della gente, ci sarà un evidente ritorno indietro. E' mia opinione che questo sia fra i possibili obbiettivi dei poteri politici e mediatici forti.
Cito ad esempio il livello raggiunto dalla comunicazione televisiva.
A me capita sempre più raramente di vedere qualcosa in televisione, se non per qualche fantasioso racconto di finzione o per dei notiziari. In entrambi i casi si tratta perlopiù di visioni inframmezzate da pubblicità, o dalla mia distrazione nel fare altro.
Poi ho avuto occasione di vedere di sfuggita, o anche solo di ascoltare, certi programmi seguiti da altri, molti comuni reality show. Eppure una rapida visione, un fugace ascolto di poche frasi, mi ha permesso di farmene un'idea: anche perché sono ripetizioni costanti di nuovi e vecchi stereotipi.
Il primo punto è certamente sulla parola reality, indubbiamente falsa, visto che certi spettacoli sono costruiti a tavolino. Al minimo vengono selezionati dei protagonisti con caratteristiche già ben precise: la ragazza seducente e licenziosa, il ragazzo un po' arrogante e piacente, e così via.
Il secondo punto è creare ambienti eterogenei, in cui far crescere nervosismi e litigi, ambizioni e invidie. I sentimenti negativi sono quelli più facilmente trasmissibili: tutti abbiamo un lato più attento alla negatività, probabilmente donatoci dalla nostra natura come difesa.
Lo scopo finale è l'attenzione: in una carambola dall'apparenza perpetua, si creano legami e alterchi, la cui alternanza mantiene vivo l'interesse dello spettatore.
Perché è importante tenere impegnata l'attenzione di chi assiste. Nasce tutto come svago, come proposta di divertimento, in cui si assiste alla vita di qualcun altro, ma da cui si finisce per essere dipendenti. Il desiderio compulsivo di conoscere cosa succederà nella prossima puntata diventa lo scopo di ogni visione.
E se questo era già possibile con un semplice romanzo a puntate, per raggiungere lo scopo è necessario dare di più allo spettatore. Le puntate non sono più una decina, ma migliaia, come in tutte le soap opera. Oppure si gioca sulla presenza costante, senza interruzione, come in quegli spettacoli che portano i protagonisti su un'isola tropicale, o chiusi in un ambiente ristretto, fino alle presunte scuole di spettacolo.
Qualunque sia lo scenario rimangono vivi i due punti detti sopra: simulazione di realtà, imbastitura di relazioni interpersonali alterne.
Perché tanto daffare per l'attenzione?
Perché siamo curiosi, abbiamo bisogno di mantenere attive le nostre percezioni, di pensare, d'inventare, di elaborare fantasie. Anche le persone dal livello intellettivo più basso sentono questa necessità tipicamente umana, se il tempo ce lo permette, ci è necessario. Se non abbiamo tempo ne soffriamo la mancanza. E se le capacità non sono sufficienti al costruttivismo, è un buon impegno anche osservare gli altri.
In una società così complessa come quella in cui viviamo, diventa sempre più probabile guardarsi intorno, come parte del nostro impegno. E che succede se guardandoci intorno ci fermiamo troppo a considerare i disagi sociali, economici, politici?
Statisticamente potrebbero essere sempre di più, coloro che mettono l'impegno in progetti sociali, economici e politici. A quel punto, i proprietari del presente più ampio, rischierebbero di perderne una fetta. Un esempio? Chi possiede del mio presente i ricavi economici, come una grande azienda (o meglio come gli oligarchi dell'economia) potrebbe accusare una perdita di potere.
Meglio allora inventare svaghi, giochi televisivi. Giochi dissuasivi. Se il soggetto è più complesso di un criceto, anche la ruota per criceti si può costruire più complessa.
Dove sono i proprietari del prossimo futuro, se già da oggi fanno ancora girare la ruota, senza capire che è solo l'invenzione di migliaia di anni fa, riadattata alle tracotanze dei padroni del presente?


