Dopo essere stato per un bel po' perplesso, sulle previsioni di vendite sciorinate da alcuni analisti del settore informatico, devo confessare che qualcosa mi ha fatto ricredere sul futuro dei PC e dei cosiddetti tablet.
L'annuncio ricorrente infatti è sempre stato quello che i tablet computer (ovvero quelli in forma di tavoletta, con tutto lo spazio occupato dall'area visiva, sensibile al tocco) avrebbero a breve surclassato le vendite di molti altri dispositivi. Si prevede così da mesi la fine imminente di sistemi desktop e ancora di quelli portatili notebook/netbook.
Quello che mi rendeva scettico è che spesso queste "previsioni di mercato" sono da prendersi più propriamente come "pubblicità di mercato", ovvero come indicazioni per spingere gli utenti all'acquisto della novità del momento, della nuova moda. Su questo piano non mi sono ricreduto, continuo ad essere più che certo come tali affermazioni siano in realtà pilotate dalle necessità commerciali.
I punti su cui molti focalizzavano la differenza dei sistemi, quale l'assenza di una reale tastiera e la differenza prestazionale di calcolo, rivelano in verità quello che ho intuito in seguito.
Ripensate all'informatica di vent'anni fa. Qualcuno magari la ricorda ancora, seppure si tenda a dimenticare rapidamente il tempo in cui i computer non erano così ubiqui. Pensandoci bene sembra ancora più strano chiamarli, alla lettera, calcolatori, visto che ne facciamo sempre meno (consapevolmente) uso per delle funzioni di calcolo. Sono invece divenuti estensione dei mezzi di comunicazione, anche di quelli convenzionali, come televisione e telefono.
Una ventina d'anni fa invece era meno comune pensare di tenere un computer in casa, a meno di non essere degli appassionati di nuove tecnologie. Qui in Italia non si era ancora diffusa Internet, e gli strumenti di calcolo evadevano molto più raramente dalle loro funzioni lavorative.
L'intuizione è stata che in fondo, l'utente medio, non ha alcun interesse su quel che fa un computer, ma solo su quello che gli permette di raggiungere. E non solo.
Diventa così inutile catalogare l'oggetto computer con troppi termini complessi: ha bisogno di essere semplice, esaltare i mezzi di comunicazione senza fatica, senza doversi domandare come funzioni.
In una curiosa parabola della complessità, si nasconde una curva in salita dell'evoluzione dell'uso: il tablet rende di nuovo semplice la fruizione dei contenuti, come nato dall'incrocio fra un televisore e il suo telecomando, con l'aggiunta dell'interattività. Un'interattività limitata, visto che pochi scriveranno romanzi con un tablet, accarezzandone lo schermo, e altrettanto pochi vi trasferiranno (per ora) delle attività lavorative complesse. Ma questo è il nocciolo: la caratteristica vincente è la fruibilità di ciò che si trova pronto, più che l'uso per creazioni complesse.
Il tablet è vincente, nel consumo delle informazioni, quando questo supera la produzione d'informazioni.
E' ovvio poi che ci siano considerazioni sui costi dell'oggetto, spesso non indifferenti, ma in breve potrebbero ridursi in modo significativo. Magari a quel punto cresceranno le vendite di uno o anche due ordini di grandezza.
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