martedì, dicembre 01, 2009

Macchine ingenue

Il mondo dell'informazione, in ogni suo mezzo, è sicuramente la prima fonte di molte riflessioni in cui m'imbatto.
In un'intervista letta oggi, il signor Frank Schirrmacher, di professione giornalista, sottolineava quanto sia grande la sua preoccupazione per i computer e come processano i nostri dati personali. Le ingenuità in cui cadeva questo giornalista - descritto come personaggio eminente - erano talmente grosse da farmi persino dubitare della sua buona fede.
L'assunto principale era piuttosto retorico: le macchine ci spersonalizzano, tutto quello che passa al loro vaglio viene trattato in modo freddo, togliendo ogni emozionalità. Si passa poi dalla raccolta indiscriminata d'informazioni, che ci riduce a insiemi di numeri, da trattare per soli fini commerciali. La soluzione dello Schirrmacher è quindi di allontanarsi da quest'inferno, dalla trasformazione degli uomini in oggetti, in macchine stesse.
Tutto molto poetico, toccante. Candidamente sciocco.
Quello su cui questo signore passa sopra, non sappiamo se in modo intenzionale, è lo scopo primario. Nel suo racconto iperbolico, pare infine che queste macchine malvagie si nutrano dei propri numeri, moltiplicandosi per una sorta di calcologenesi. Più dati ricevono, più crescono, più ci annichiliscono.
Nemmeno un accenno, dallo Schirrmacher, a chi manipola quei dati finali: nessuna macchina, ma solo umani come lui, o l'editore del suo giornale. Umani che si nutrono in modo bulimico di denaro e potere, e che incidentalmente hanno trovato delle macchine per alimentarsi di più e più voracemente. Immagino che per questo signore, l'uscita dal medioevo, il diffondersi di cucchiaio e forchetta, abbiano avuto lo stesso trauma. E ora chi glielo spiega che sono tutte macchine d'invenzione e uso umano?

Nessun commento: