Chiunque intraprenda una qualsiasi attività commerciale o professionale, come buona regola per la fine dell'anno fiscale, non può che imbattersi in qualche bilancio.Se fino a qualche anno fa lo scopo era di capire come andasse in generale il proprio lavoro, adesso è sicuramente primario il confronto con i noti studi di settore, di cui avevo già scritto e riscritto, diciamo pure a sufficienza.
La breve nota del giorno insiste un po' sulla fatica nel diventare poveri. Perché se credevate che fosse impegnativo diventare ricchi, c'è anche da sapere che è costoso impoverirsi.
Aldilà della spregiudicatezza degli imprenditori, che magari hanno conformato alcune attività ad apparire poco redditizie, c'è la difficoltà di chi realmente non incrementa di anno in anno i propri incassi. Come nel mio caso.
E' infatti richiesto dal Ministero delle Finanze che ogni attività non abbia mai un fatturato ridotto, rispetto all'anno precedente, e che anzi sia in continua crescita. Dove questo non avviene, la differenza fra il reale e lo stimato viene intesa come importo evaso. A quel punto, per un procedimento automatico, viene emessa una cartella esattoriale per quell'importo, oltre una multa.
La situazione appare paradossale, tanto che pensando alla compilazione automatica della richiesta presupponevo che un ricorso avrebbe fornito il chiarimento necessario.
In realtà, da quanto ho appreso, nessun ricorso viene accettato: al limite viene fatto qualche sconto, diciamo centinaia di Euro, sulle migliaia.
Insomma, la povertà bisogna pagarsela.
Per dirla tutta: chi opera correttamente, onestamente, deve finire col preoccuparsi. Perché basta poco per arrivare a pagare multe e tasse inique.
Mentre i molti che vivono di sotterfugi, di piccoli e grandi raggiri, possono al massimo vedersi ripresa una parte di quel che hanno evaso.
E' triste osservare che continua ad essere punito chi professa l'onestà, qualunque schieramento si avvicendi al Governo del paese. E' evidente che sono sbagliati i metodi, o perversi gli intenti, se non entrambe le cose.

Nessun commento:
Posta un commento