Le mie riflessioni sulla democrazia non sono poi tanto cambiate.
Continuo ad essere fortemente convinto che sia una delle tante idealizzazioni in cui ci sforziamo di credere, anche quando ogni cosa ci dimostra il contrario, un po' come le credenze religiose.
L'ultima dimostrazione è nelle chiacchiere intorno ad un confronto elettorale, che dicono doversi presentare in televisione la prossima settimana, forse.
Un confronto dove saranno messe in gioco regole rigidissime (o così ci raccontano), per evitare che uno dei due candidati rubi tempo o immagine all'altro.
Qualunque sia la vostra posizione, verso uno dei due schieramenti, è del tutto ininfluente, per quello che sto esponendo. Il punto è che il confronto servirà a far decidere gli incerti, perché saranno loro a decidere per voi. Già.
Guadagnato finalmente il centro dei consensi, da parte di entrambe le coalizioni, ora conterà solo chi è indeciso, chi non ha nessuna voglia di votare, chi vede tutte e due le parti come una presa in giro.
Chi ha deciso, chi prende posizioni, chi si schiera, grazie alla corsa verso il centro, non conta più niente.
La falsa democrazia è stata fatta convergere nella sola scelta di chi non sa cosa scegliere.
E il meccanismo è talmente richiuso su se stesso, che è ormai difficilissimo uscirne. Perché allontanandosi da questo centralismo si dà una forza imprecisata a tutti quelli che ci si sono seduti in mezzo.
Il terrore dell'instabilità sta concentrando tutti in un punto di massima instabilità, dove ormai basta una voce discorde per scatenare il caos.
Qualsiasi sia il risultato elettorale, ci sarà un solo gruppo di perdenti: gli italiani che voteranno con convinzione per uno schieramento.
C'è da aggiungere che come in ogni guerra, non ci saranno vincenti. O meglio, saranno poche centinaia, ben pochi in confronto ai milioni di elettori.
Chi c'è fra quelle centinaia? I politici che si rimetteranno in gioco, e poi i potenti del Paese, quelli che ancora fanno funzionare un po' di economia (anche se solo per le proprie tasche). Chiunque esca vincitore, loro ne rimarranno sempre amici, compari, camerati.
Non ho una ricetta, in quest'articolo. Non c'è una conclusione per cui dire "se facessero tutti come dico io... cambierebbe l'Italia". Perché non se ne possono applicare, di realistiche.
L'unica cosa che si può fare è mantenere viva la coscienza di quello che succede: tenere gli occhi aperti può allenarci per il futuro. Al presente non vedo nessun cambiamento epocale, se non delle scelte per il male minore.
Ho solo irritazione nel constatare chi comanda, per davvero.
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